(tratto da Wikipedia)
Le Cactaceae Juss., 1789 (chiamate anche cactacee, più comunemente cactus e raramente cacti al plurale) sono una famiglia di piante succulente (piante xerofite, adattate agli ambienti aridi mediante l’accumulo di acqua all’interno di tessuti succulenti) che comprende circa 3000 specie e 120 generi.
Sono per lo più utilizzate come piante ornamentali, ma alcune sono anche piante da raccolto. I cactus fanno parte dell’ordine delle Caryophyllales, che include anche altri membri, come le barbabietole, gli spinaci, l’amaranto, i garofani, il rabarbaro, il grano saraceno, il plumbago e la bougainvillea.
Le cactaceae sono piante inusuali e facilmente identificabili che sono riuscite ad adattarsi ad ambientiestremamente aridi e caldi, sviluppando diverse caratteristiche fisiologiche e anatomiche per conservare l’acqua. I loro fusti si sono adattati diventando succulenti e fotosintetici, mentre le foglie, molto spesso, sono diventate lespine, una delle caratteristiche più distintive delle piante di questa famiglia.
I cactus si presentano in forme e dimensioni molto diverse tra loro, da piccole e globose a grandi e colonnari. Il cactus più alto è il Pachycereus pringlei, con un’altezza massima registrata di 19,2 m[1], e il più piccolo è laBlossfeldia liliputana, che raggiunge 1 cm di diametro in piena maturazione[2]. I fiori dei cactus sono grandi rispetto al fusto e alle foglie, ed esattamente come le spine e i rami, nascono dalle areole. Molte specie di cactus hanno la fioritura notturna, perché vengono impollinati da insetti notturni o da piccoli animali notturni, principalmente falene e pipistrelli.
DESCRIZIONE
Le cactaceae sono piante succulente. Possono assumere numerose forme geometriche: globose, colonnari, appiattite, singole e in gruppi numerosi e nella famiglia si annoverano quasi tutte le forme ecologiche di accrescimento: fanerofite, camefite, criptofite, emicriptofite, ecc. Sono tutte perenni. Sono estremamente variabili anche per dimensioni del fusto, da pochi centimetri fino ad alcuni metri, e per numero, disposizione, colore e spessore delle spine, (se presenti).
Una caratteristica delle cactacee (più spesso indicate col nome generico di cactus) è quella di essere provviste di gemme latenti ricoperte di lanugine e, spesso, di foglie più o meno trasformate in spine (o glochidi). A tale organo è dato il nome di areola. I loro fiori sono generalmente bisessuali e con placentazione infera, tranne che nella sottofamiglia delle Pereskioideae che conserva ancora caratteri primordiali. Alcune specie sono epifite delle foreste caducifolie tropicali (tribù delle Rhipsalideae) o della foresta amazzonica come il Disocactus amazonicus.
Diffusione geografica
La diffusione naturale di questa famiglia di piante è limitata quasi esclusivamente al nuovo mondo, dove è presente dal Canada alla Patagonia, con particolari concentrazioni nelle steppe, nelle praterie e nei semideserti persino in ambienti caldo-umidi tipici della foresta tropicale e subtropicale. Una sola specie, Rhipsalis baccifera si trova spontanea anche nell’Africa centrale, inMadagascar e nello Sri Lanka. Varie specie sono state introdotte dall’uomo si sono naturalizzate anche in Europa, Africa, Australia e Asia, in alcuni casi diventando delle vere e proprie piante infestanti. In Italia le cactaceae sono rappresentate essenzialmente da alcune specie di Opuntia, la più importante delle quali è Opuntia ficus-indica, diffusa soprattutto in Sicilia,Calabria, Liguria e lungo i versanti soleggiati e protetti di tutta la costa italiana.In alcuni luoghi, soprattutto zone una volta abitate del sud, si possono osservare anche grandi esemplari di Cereus e di Hylocereus che continuano a vivere tranquillamente senza l’assistenza di nessuno, ma generalmente senza riprodursi e diffondersi.
Etimologia
La parola cactus deriva dal greco antico κάκτος kaktos, in riferimento ad alcune specie di cardi (Cynara): queste piante erano molto diffuse nell’area mediterranea ed erano citate già nel III secolo a.C. da Teofrasto nell’Historia plantarum e dal poetaTeocrito nei suoi Idilli.
La parola passò in latino come cactus con Plinio il Vecchio, che nella sua Naturalis historia riprese e sviluppò ciò che scrisse Teofrasto su queste piante che crescevano in Sicilia. Da cactus deriva il termine latino carduus, che è poi stata utilizzata anche in italiano (cardo).
Durante il Medioevo la parola cactus era usata per identificare il carciofo commestibile. Carl von Linné nel 1753 diede in modo generico il nome cactus ad un genere (che comprendeva soltanto piante appartenenti agli attuali generi Mammillaria,Melocactus e Opuntia) che in seguito venne riutilizzato per la famiglia e a sua volta suddiviso in diversi generi.